SLAVI INFOIBATORI E ITALIANI BRAVA GENTE
Alla strana domanda: perché si è tanto parlato del processo al colonnello tedesco Kappler e mai del processo al Generale italiano Pirzio Biroldi?
Tirando a indovinare si potrebbe rispondere “per differenza di grado militare o di nazionalità”.
La risposta è un' altra: “Perché ci fu un processo a Kappler e non ci fu mai un processo a Pirzio Biroldi”.
La differenza tra i due casi è anche “quantitativa”: Kappler fece uccidere 335 innocenti, dieci per ogni militare della Wermacht morto nell' attentato di Via Rasella. Biroldi fece fucilare 180 ostaggi, venti per ognuno dei nove ufficiali italiani morti in combattimento con partigiani jugoslavi nel Montenegro!
Il Generale Biroldi, malgrado le ripetute richieste di estradizione come criminale di guerra, non fu mai consegnato, né perseguito dalla giustizia italiana..
Di questo episodio e di tanti altri misfatti compiuti nei Balcani dagli italiani, non solo della Milizia, ma anche del Regio Esercito, parla Giacomo Scotti, giornalista del quotidiano “La voce del popolo” di Fiume, nel libro “Bono italiano” che, pubblicato nel 1977, è ora ristampato dall' editore Odradek di Roma, con l'aggiunta di una ricca documentazione trovata soprattutto negli archivi della ex Jugoslavia.
D'altra parte delle omissioni nella storiografia nazionale circa gli avvenimenti della II Guerra mondiale al confine orientale italiano, ne sappiamo qualcosa.
Il muro di omertà è già stato sfondato da Antonio Del Boca nel suo libro “Italiani brava gente” e da Giovanni Oliva in “Si ammazza troppo poco”.
Ci furono non solo case, ma interi villaggi incendiati, deportazione di civili sospetti e, infine, veri lager dove fu rinchiusa la popolazione slovena e molti oppositori. Nel campo di concentramento nell' isola di Arbe, al momento dell' armistizio, il 20% dei prigionieri, soprattutto donne e bambini, era deceduto per le inumane condizioni di vita.
In Slovenia, divenuta territorio italiano, ebbe inizio una vera bonifica etnica: nella sola provincia di Lubiana. dal 1941 al 1943 , furono deportate 35000 persone.
I diretti responsabili, i Generali Roatta (quello della frase “Non dente per dente ma testa per dente”), Robotti (famoso per l'affermazione “Si ammazza troppo poco”), Biroldi ecc.. restarono impuniti.
Non neghiamo che violenze, spesso ingiustificate, furono commesse anche da parte jugoslava, ma l' imparzialità di Giacomo Scotti può anche essere confermata da un' altro suo libro, nel quale denunciò le condizioni deplorevoli di un lager in Dalmazia, dove le autorità di Belgrado rinchiusero membri del Partito Comunista Jugoslavo che, dopo la condanna di Tito da parte del Cominform, si erano schierati con Mosca.
Per misurare ancora le dimensioni della disinformazione di parte, concludiamo soffermandoci sul famoso “eccidio di Porzus”.
Nelle montagne presso questa località friulana era stanziata una formazione di partigiani badogliani la Brigata “Osoppo-Est”. Nel febbraio 1945 un centinaio di garibaldini, guidati dal gappista Mario Toffanin, raggiunse la malga sterminando l' intera Brigata col suo comandante Francesco De Gregori. Nel processo celebrato nel dopoguerra, Toffanin e i suoi uomini furono accusati di omicidio per esclusivi motivi politici.
In realtà presso i badogliani si era rifugiata una donna, denunciata da Radio Londra come spia dei tedeschi ma che, malgrado ciò era da loro protetta.
Venne poi anche accertato che - sembra però senza ancora essere giunti ad un accordo - la X Mas, guidata dal fascista comandante Borghese, e la “Osoppo” erano in contatto per stabilire una azione comune contro il 4° Corpus sloveno, col quale invece il Comitato di Liberazione aveva invitato i partigiani italiani a collaborare. Scopo di questa strana alleanza era “difendere le frontiere italiane” dalle mire espansioniste dei comunisti di Tito.
Toffanin, in un suo memoriale, accusa la “Osoppo” di avere fornito ai tedeschi informazioni in base alle quali venne tesa una sanguinosa imboscata ai garibaldini e ai partigiani sloveni, che dovevano incontrarsi sulle rive dell' Isonzo.
Segnaliamo l’accurato e preciso libro di Scotti ai compagni che desiderano ampliare la loro documentazione sulla guerra partigiana e la lotta antifascista sul fronte orientale.
Sergio Guerrieri
Circolo Culturale Proletario di Genova